Vivere di storie, morire di storie

Intorno alle "Mille e una notte"

Autori

  • Stefano Calabrese

DOI:

https://doi.org/10.14672/20211841

Parole chiave:

Narratario; Arabeschi; Persuasione; Incastonatura; Desiderio

Abstract

 

Gli psicologi sociali, gli antropologi e gli studiosi di letteratura hanno unanimemente riscontrato nella storia della cultura araba e in particolare nella modellizzazione narrativa una consolidata primazìa del narratario rispetto al narratore, contravvenendo a una situazione che in altre culture è del tutto opposta. La manipolazione del discorso operata dal narratario e gli effetti persuasivi di tale azione ci riconducono non solo alla religione islamica e all’obbligo del proselitismo, bensì a una tradizione letteraria in cui spicca quella costellazione anonima e plurisecolare denominata Mille e una notte. Il contributo ricostruisce in modo rigoroso come il desiderio di ascoltare delle storie – incarnata dal re Shariyar nelle Mille e una notte – corrisponda a una farmacopea: il desiderio di vivere e salvarsi dalla morte.

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Pubblicato

2021-12-17

Fascicolo

Sezione

Desiderio di narrazione, narrazioni del desiderio